
COMUNICATO STAMPA
BIAGIO ALTOMARE ATMAN
13 ottobre - 11 novembre 2007
vernice 13 ottobre ore 16
Nato a Luzzi (Italia), nel 1957 ha conseguito la maturità nella sezione architettura del Liceo artistico di Cosenza e il diploma in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Nel 1984 si trasferisce in Ticino ove inizia la sua ricerca artistica. Dopo un periodo di lavoro con il legno, il suo bisogno di silenzio e di essenzialità si concretizzerà in interventi materici sempre più rarefatti fino ad arrivare alle « strutture pittoriche » che oggi lo caratterizzano: opere in cui, scavalcato il limite del vincolo figurativo, “l'oggetto estetico va oltre la propria, stessa bellezza formale per proporsi anche come strumento di allineamento interiore” (M. Beltrani, 1999).
Biagio Altomare è noto anche per la sua pregiata produzione grafica e per diverse installazioni. Dal 1999 vive e lavora a Losone.
Principali esposizioni
2006 Dazio Grande, Rodi Fiesso
2005 Oratorio San Rocco, Losone
2003 Galleria Ammann, Locarno
2002 Galleria La Casa, Vaglio
2001 Installazione Pangea, Monte Verità, Ascona
1999 Casa Cavalier Pellanda, Biasca
1993 Spazio XXI, Bellinzona
1992 Biblioteca Cantonale, Palazzo Morettini, Locarno
1990 Galleria Cà dal Portic, Locarno
1987 Galleria Cà dal Portic, Locarno
A T M A N
È stato scritto, giustamente, che il lavoro artistico di Biagio Altomare si svolge al confine tra la sfera visiva della pittura e quella tattile della scultura. Il linguaggio è quello delle forme e dei colori ma anche quello delle masse, dei volumi, del rapporto tra la materia e lo spazio. In questa visione, l’oggetto non è una figura da rappresentare, ma l’energia prodotta da torsioni, posture, vortici, gesti. L’atto dell’artista non mira quindi a un rispecchiamento
visivo del mondo, e neppure all’espressione di una visione
puramente interiore, ma a porrein risonanza le sensazioni soggettive
della mano che spalma il colore sulla superficie e le
qualità oggettive della materia trattata (la tela, la carta, il
legno) che di volta in volta risponde al movimento e lo orienta nella
costruzione di uno schema energetico. E questo dialogo non tollera la
mediazione di uno strumento (il pennello, la spatola o lo scalpello):
avviene nella forma più diretta, attraverso la
sensibilità immediata delle dita, il movimento della mano che
organizza la materia e insieme se ne lascia guidare quasi ascoltandone
le pulsazioni sotterranee. Si può dire perciò che al
centro di tutto sta il linguaggio delle vibrazioni, e che nella visione
artistica di Altomare la più profonda verità del reale
è l’energia vibratoria delle cose.
Questo linguaggio artistico non è il risultato di
un’operazione intellettuale, ma anzi un sentimento quasi
primitivo, un modo innocente di sentire la vita che scorre nelle vene
dell’ uomo, nella linfa delle piante, nell’anima degli
oggetti. Non si tratta però di un movimento irriflesso, di un
sentire puramente immediato. Piuttosto, la mente retrocede fino a
raggiungere quel punto di osservazione privilegiato in cui la
sensibilità del soggetto e la verità profonda
dell’oggetto si abbracciano. Si tratta a volte di un sentimento
di solennità rituale (come nella forma tabulare statica del
quadrilatero), a volte di un’esplosione di
vitalità potente. In certe torsioni si avverte quel tipo di
virtualità dinamica che era uno dei segreti che davano tanta
energia a certe sculture etrusche, egizie o greche: una
immobilità vigile, una tensione controllata. Sono composizioni
fatte di equilibri: l’ energia delle linee marcate,delle
curvature nervose, degli angoli - e la serenità di un
incantevole blu o delle delicatissime sfumature cangianti; la
solidità severa della pala e lo squarcio enigmatico che
l’incrina.
Soprattutto la coesistenza di attività e silenzio. Al centro di
molte di queste opere di Altomare appare (oppure si nasconde) una sorta
di occhio segreto verso cui convergono le forme raffigurate in cui si
origina (o si estingue) il movimento: il centro di equilibrio in cui
l’azione riposa in uno stato di quiete dinamica. È come il
punto centrale di un mandala o il cuore vuoto della ruota di un carro
da cui si diramano i raggi e che ne attiva e riassorbe la spinta.
Nella terminologia della spiritualità indiana, questo punto
cosmico di coscienza inalterata è chiamato l’atman, lo
spirito puro che siede immobile in mezzo alla danza della creazione che
si esprime nell’infinito gioco della natura di cui è parte
la stessa attività dell’artista.
Se il fine dell’arte è quello, in apparenza paradossale,
di forzare il carattere convenzionale della comunicazione per far
passare tra gli uomini non solo segni ma lo stesso sapore delle
esperienze vissute e delle visioni interiori, l’opera di Altomare
tende a trasmettere appunto la percezione diretta di questo rapporto tra il
ritmo e la forma spirituale della vita e il silenzio dello sguardo
interiore dell’atman che ne scandaglia le geometrie e le segrete
linee di forza.
Martino Beltrani, Locarno, 2007
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"Complessità nel silenzio", 2007
tecnica mista su juta d= cm 150 |
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"Tavola chiara", 2006/07
tecnica mista su juta cm 225x42 |
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"Trasparenze su fondo giallo", 2007
tecnica mista su juta cm 50x50 |
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