COMUNICATO STAMPA
Officina arte, via Cantonale 57, CH-6983 Magliaso
Tel. ++041 (0)91 606 46
02, email: info@officina-arte.ch
Inaugurazione sabato 11 marzo, ore 16
presentazione di Chiara Gatti, critica e storica dell'arte, prima firma di Cultura su La Repubblica
con la presenza di Mariuccia Noè ved. fu Franco Rognoni
Serata "eccentrica" mercoledì 29 marzo, ore 20

Franco Rognoni (1913-1999)
Nato a
Milano nel 1913, Franco Rognoni collabora fin da giovane come
disegnatore a importanti riviste e quotidiani.
La sua formazione è influenzata da artisti come Sironi, de
Pisis, Modigliani, mentre la passione per i libri lo avvicina a
soluzioni grafiche e pittoriche dell’Espressionismo tedesco.
Luino lo accoglie durante la guerra e qui la sua produzione si
arricchisce di incisioni e illustrazioni.
La
sua
eccezionale abilità artistica lo porta, negli anni
successivi, a
creare scenografie e costumi alla Piccola Scala e alla Fenice di
Venezia. L’universo di Rognoni trae ispirazione dal mondo
omerico, dal Cinquecento, dal Seicento barocco, dalla Bibbia e dalla
contemporaneità.
L’artista
è morto a Milano l’11 marzo 1999 e riposa a nel
cimitero di Luino.
L’amico
Angelo F. Aschei dapprima e l’incontro con Mariuccia
Noè-Rognoni poi, mi hanno permesso di sviluppare il progetto
espositivo Franco Rognoni in officina.
Con
trenta carte
incorniciate, che amo particolarmente, e una decina di tele
è
mia intenzione far nascere un Rognoni nuovo complementare ma non
secondario a quanto già ampiamente il pittore ha mostrato di
sé: l’artista mette su carta quanto vive
sperimenta
incontra sogna soffre: entrare in questa ottica è il
nocciolo
della mostra, è il pensiero (l’officina) da cui
egli trae
la materia per tutta la sua grande opera pittorica.
Flavia Zanetti

Ultime notizie- 1973. olio su tela, 100x81
FRANCO ROGNONI
Un
altro aspetto dell’attività di questo artista tanto
fertile e creativo è quello di disegnatore di costume e di
impegno civile presso giornali (L’Avanti!) e riviste; la sua
partecipazione ad allestimenti in qualità di scenografo e
costumista per la Scala di Milano, per il Teatro Regio di Torino, la
Fenice di Venezia, Giardino di Villa Giusti di Verona e il Carlo Felice
di Genova. Inoltre crea scene e personaggi per El retablo di Manuel De
Falla. Nel 1956 collabora con la televisione italiana per
l’allestimento dell’opera Mavra di Stravinskij.
Illustra inoltre
con acuta e profonda interpretazione libri di grande spessore culturale
quali Le bizze del capitano di Carlo Emilio Gadda, gli Italiani di
Giuseppe Baretti, Lettere scientifiche ed erudite di Lorenzo Magalotti
e, per i Cento amici del libro Un fulmine sul 220 di C. E. Gadda
a cura di Dante Isella, Napoleone, intervista immaginaria di
Leonardo Sciascia.
A proposito di
libri è doveroso menzionare un’attività
illustrativa di eccezionale impegno: esegue centinaia di acquerelli
direttamente su fogli da disegno che costituiscono un unicum
appartenenti alla famiglia G. Botta erede di uno straordinario signore,
amico e ammiratore di Rognoni che, circa cinquant’anni fa
portò a termine un progetto di trascrizione a mano di opere
classiche quali la Divina Commedia, I Promessi Sposi, Don Chiosciotte,
i Proverbi cinesi, I Miserabili, che all’epoca suscitò
grande interesse (Settimana Incom).
Esegue anche
quattro pannelli per la sala da ballo della turbonave Michelangelo,
gemella della più nota Raffaello, interpretando episodi del mito
di Ulisse.
Per un approfondimento dell’opera dell’artista si fa riferimento alle monografie:
1976
Catalogo delle incisioni realizzate dal 1938 al 1974, a cura di Sergio
Torresani, Libreria Prandi di Reggio Emilia
1980 Monografia Franco Rognoni di Roberto Sanesi, edizione Galleria dell’Annunciata, Milano
1989 Monografia Franco Rognoni di Stefano Crespi, edizione La Spirale Arte, Milano
1997
Monografia Rognoni a cura di Stefano Crespi, presentazione di Fabrizio
D’Amico, edizione Skira, Ginevra-Milano
2003 Catalogo Franco Rognoni, Interni/Esterni, opere 1931-1998 a cura di Luigi Cavallo, Silvana Editoriale.
Quest’ultima
edizione è uscita postuma in occasione della grande Mostra
antologica presso la Rotonda della Besana allestita per iniziativa
del Comune di Milano a riconoscimento della creatività
dell’artista milanese.

Uomo con la sigaretta - anni '70. olio su tela, 33x41
Comunità Montana Valli del Luinese Assessorato alla cultura
Il
contribuire “in primis” alla
realizzazione
dell’Evento Espositivo “Franco Rognoni in
officina”
consente alla nostra Comunità Montana di perseguire una
Filosofia diparticolare Cura Territoriale, amplificando una prestigiosa
precedente Esposizione dell’Artista espressa presso il Museo
Civico di Maccagno. Un’ulteriore Presunzione deriva
dall’affiancarsi ad Istituzioni Svizzere, intendendo
così
creare un Contenuto di Politica Culturale
“Insubrica” che
accade di osservare ancora troppo raramente.

Il presidente- 1977. olio su tela, 100x81

china e carboncino su carta. 28x19,5
Franco Rognoni in Officina

Periferia - 1972, olio su tela, 38x46
Mio marito Franco Rognoni
Avere
sedici anni, incontrare un artista e intuire in modo assolutamente
misterioso che lo è davvero è una delle
esperienze
più straordinarie che possano capitare nella vita.
Ho conosciuto Franco Rognoni nell’estate del ’36:
in ottobre facevo il mio ingresso al Liceo Parini di Milano.
Abitavo in via Principe Umberto (ora via Turati) e Franco ventitreenne
frequentava la Scuola d’Arte del Castello che credo avesse
sede
in qualche aula del vecchio Politecnico in piazza Cavour. Da allora gli
sono stata vicina (salvo qualche periodo d’interruzione
dovuto
alla guerra e agli sfollamenti) per sessantatre anni e posso dire di
essere stata ora testimone, ora confidente, dei suoi mutamenti
psicologici, a seconda di come si alternavano gli alti e i bassi
determinati dalle gioie e dagli sconforti della ricerca artistica.
Gli sono debitrice non solo della mia formazione culturale per
ciò che concerne l’arte contemporanea, ma
anche della
mia maturazione libertaria e democratica. Da lui ho appreso tutto
ciò che non si studia a scuola ma devo dire che il suo
insegnamento passava per la grazia e la finezza della sua
sensibilità.
Insieme abbiamo frequentato le gallerie d’arte (ricordo II
Milione, la Barbaroux, l’Annunciata…), insieme,
denaro
permettendolo, abbiamo gioito ai concerti, ma soprattutto, abbiamo
percorso chilometri e chilometri a piedi da piazza Cavour a via
Lamarmora e viceversa per poi ritrovarci, si può dire
quotidianamente, ai nostri Giardini Pubblici, dove per ore e ore
ci scambiavamo letture, conversazione, pensieri, forse anche
progetti che purtroppo la guerra avrebbe interrotti.
Alla fine del conflitto ci siamo banalmente (ah, la banalità
del Bene!) sposati e non ci siamo mai lasciati.

china e matita su carta - 27,5x19,5

La scienza partorisce la morte - 1961, olio su tela, 46x38
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