FRANCO ROGNONI
in officina

da sabato 11 marzo a sabato 15 aprile 2006

orari:

sabato e domenica 14 - 17
mercoledì 20 - 22
o su appuntamento


Inaugurazione sabato 11 marzo, ore 16

presentazione di Chiara Gatti, critica e storica dell'arte, prima firma di Cultura su La Repubblica
con la presenza di Mariuccia Noè ved. fu Franco Rognoni


Serata "eccentrica" mercoledì 29 marzo, ore 20

Rognoni

Franco Rognoni (1913-1999)

Nato a Milano nel 1913, Franco Rognoni collabora fin da giovane come disegnatore a importanti riviste e quotidiani.
La sua formazione è influenzata da artisti come Sironi, de Pisis, Modigliani, mentre la passione per i libri lo avvicina a soluzioni grafiche e pittoriche dell’Espressionismo tedesco. Luino lo accoglie durante la guerra e qui la sua produzione si arricchisce di incisioni e illustrazioni.
La sua eccezionale abilità artistica lo porta, negli anni successivi, a creare scenografie e costumi alla Piccola Scala e alla Fenice di Venezia. L’universo di Rognoni trae ispirazione dal mondo omerico, dal Cinquecento, dal Seicento barocco, dalla Bibbia e dalla contemporaneità.

L’artista è morto a Milano l’11 marzo 1999 e riposa a nel cimitero di Luino.

L’amico Angelo F. Aschei dapprima e l’incontro con Mariuccia Noè-Rognoni poi, mi hanno permesso di sviluppare il progetto espositivo Franco Rognoni in officina.

Con trenta carte incorniciate, che amo particolarmente, e una decina di tele è mia intenzione far nascere un Rognoni nuovo complementare ma non secondario a quanto già ampiamente il pittore ha mostrato di sé: l’artista mette su carta quanto vive sperimenta incontra sogna soffre: entrare in questa ottica è il nocciolo della mostra, è il pensiero (l’officina) da cui egli trae la materia per tutta la sua grande opera pittorica.

                             Flavia Zanetti

Franco Rognoni

Ultime notizie- 1973. olio su tela, 100x81

FRANCO ROGNONI

Franco Rognoni nasce nel 1913 a Milano e muore nella sua città l’11 marzo 1999.
Fin dalla prima fanciullezza coltiva la vocazione per la pittura alla quale ha dedicato completamente la vita: per questo motivo la cronologia biografica privilegia l’attività artistica ed espositiva più che le sue vicende personali che pure sono state ricche di affetti, amicizie e stimoli culturali e sociali. Uomo molto riservato ma dotato di spirito ironico e a volte scanzonato, nelle opere maggiormente ispirate ad una vena fantastica e poetica rivela una sottile malinconia che nobilita i soggetti mentre, in altre occasioni, affronta e risolve stilisticamente con forza espressionistica temi di impegno umano e culturale.

Riguardo alle correnti artistiche contemporanee si pone in modo indipendente cosicché occupa uno spazio autonomo e in un certo senso eccentrico nel panorama generale, servendosi degli insegnamenti di varia natura astratta pur restando fedele per necessità interiore ad una figuratività molto originale connotata dal prevalere del segno, cifra riconoscibilissima della sua arte.
Le sue opere hanno suscitato interesse e ammirazione da parte dei critici, collezionisti e galleristi e gli hanno procurato stima e amicizia da parte di scrittori e poeti quali Salvatore Quasimodo, Vittorio Sereni, Roberto Sanesi, Franco Loi, Leonardo Sciascia e altri autori importanti del secondo Novecento, studiosi come l’emerito filologo Dante Isella e musicisti quali Riccardo Malipiero e Gino Negri.

Un luogo di grande importanza, costante riferimento espositivo e culturale è stata, per una trentina di anni, la Galleria dell’Annunciata di Milano fondata e diretta da Bruno Grossetti che ha molto amato, stimato e sostenuto questo artista ospitandolo con continuità nella sede di via Manzoni 46 a Milano, frequentata da Carlo Carrà, Salvatore Quasimodo, Luigi Veronesi, Bruno Munari, Luigi Broggini e dai critici più noti oltre agli specialisti d’arte sui quotidiani come Mario De Micheli, Guido Ballo, Alberico Sala, Leonardo Borghese, Dino Buzzati, Raffaellino De Grada, Sebastiano Grasso. Ma se questa galleria è stata per tantissimi anni punto di riferimento privilegiato soprattutto per il rapporto di stima e di amicizia tra il gallerista e l’artista, moltissime sono state le gallerie italiane e straniere che hanno ospitato le opere di Franco Rognoni. Le più importanti: a Milano la San Carlo  di Giancarlo De Magistris, a Mantova la B&B  di Evaristo e Giovanni Bonelli, all’estero: le Gallerie Nordness  di Nuova York, Nord-Sud  e Biblioteca Salita dei frati  di Lugano, la Flaviana  di Locarno, la Kunstbygningen  di Odense, Bürdeke e Lempen  di Zurigo, la Madison Gallery  di Toronto, la Zur Krone  di Bätterkinden(Berna), la Cigarini  di Ginevra.

Un altro aspetto dell’attività di questo artista tanto fertile e creativo è quello di disegnatore di costume e di impegno civile presso giornali (L’Avanti!) e riviste; la sua partecipazione ad allestimenti in qualità di scenografo e costumista per la Scala di Milano, per il Teatro Regio di Torino, la Fenice di Venezia, Giardino di Villa Giusti di Verona e il Carlo Felice di Genova. Inoltre crea scene e personaggi per El retablo di Manuel De Falla. Nel 1956 collabora con la televisione italiana per l’allestimento dell’opera Mavra di Stravinskij.

Illustra inoltre con acuta e profonda interpretazione libri di grande spessore culturale quali Le bizze del capitano di Carlo Emilio Gadda, gli Italiani di Giuseppe Baretti, Lettere scientifiche ed erudite di Lorenzo Magalotti e, per i Cento amici del libro Un fulmine sul 220  di C. E. Gadda a cura di Dante Isella, Napoleone, intervista immaginaria  di Leonardo Sciascia.

A proposito di libri è doveroso menzionare un’attività illustrativa di eccezionale impegno: esegue centinaia di acquerelli direttamente su fogli da disegno che costituiscono un unicum  appartenenti alla famiglia G. Botta erede di uno straordinario signore, amico e ammiratore di Rognoni che, circa cinquant’anni fa portò a termine un progetto di trascrizione a mano di opere classiche quali la Divina Commedia, I Promessi Sposi, Don Chiosciotte, i Proverbi cinesi, I Miserabili, che all’epoca suscitò grande interesse (Settimana Incom).

Esegue anche quattro pannelli per la sala da ballo della turbonave Michelangelo, gemella della più nota Raffaello, interpretando episodi del mito di Ulisse.

Per un approfondimento dell’opera dell’artista si fa riferimento alle monografie:

1976    Catalogo delle incisioni realizzate dal 1938 al 1974, a cura di Sergio Torresani, Libreria Prandi di Reggio Emilia

1980    Monografia Franco Rognoni di Roberto Sanesi, edizione Galleria dell’Annunciata, Milano

1989    Monografia Franco Rognoni di Stefano Crespi, edizione La Spirale Arte, Milano

1997    Monografia Rognoni a cura di Stefano Crespi, presentazione di Fabrizio D’Amico, edizione Skira, Ginevra-Milano

2003    Catalogo Franco Rognoni, Interni/Esterni, opere 1931-1998 a cura di Luigi Cavallo, Silvana Editoriale.

Quest’ultima edizione è uscita postuma in occasione della grande Mostra antologica presso la Rotonda della Besana allestita per iniziativa del Comune di Milano a riconoscimento della creatività dell’artista milanese.

Franco Rognoni

Uomo con la sigaretta - anni '70. olio su tela, 33x41


Comunità Montana Valli del Luinese Assessorato alla cultura

Il contribuire “in primis”  alla realizzazione dell’Evento Espositivo “Franco Rognoni in officina” consente alla nostra Comunità Montana di perseguire una Filosofia diparticolare Cura Territoriale, amplificando una prestigiosa precedente Esposizione dell’Artista espressa presso il Museo Civico di Maccagno. Un’ulteriore Presunzione deriva dall’affiancarsi ad Istituzioni Svizzere, intendendo così creare un Contenuto di Politica Culturale “Insubrica” che accade di osservare ancora troppo raramente.   

Franco Compagnoni
Assessore alla cultura

Franco Rognoni

Il presidente- 1977. olio su tela, 100x81

Le ragioni di Flavia

Angelo Franco Aschei dapprima e poi Mariuccia Noè Rognoni, luglio 2005, mi hanno dato l’opportunità di approdare a un
progetto espositivo per l’artista Franco Rognoni. La mia è stata una decisione quasi immediata, poiché i criteri che sostengono l’attività di OfficinaArte, dal 1992, sono appunto qualità e autenticità della persona/artista.
Dal corpus delle 40 carte in mio possesso, ne ho incorniciate 30 dalle quali emergono persone/personaggi (osservatori, musicisti, passanti, commensali) e impressioni (sonore, tragiche, ritmate) infine qualche paesaggio. Accanto alle carte compaiono 12 tele dal 1952 al ’72, non incorniciate percreare nuclei d’indagine su un tema, soste silenziose, emozioni…

Franco Rognoni mette su carta tutto quanto vive, sperimenta, incontra, sogna, soffre. Entrare in questa ottica è il nocciolo della mostra e della sua impostazione. Da questa base, le riflessioni. Non sono io a dirlo ma quanti hanno esposto, parlato, danzato, recitato in qualità di artista in Officina: lo spazio crea valore aggiunto. Perciò la costruzione finale della mostra, i suoi ritmi, la lettura particolare delle opere, l’entrata speciale nel cuore dei lavori: nasce “un Rognoni nuovo”, un tassello complementare ma non secondario a quanto già il pittore ha mostrato di sé finora. Piace concludere che le carte, che amo particolarmente, hanno per me una verità maggiore che non le opere su tela, le non carte.

                                Flavia Zanetti 

Franco Rognoni

china e carboncino su carta. 28x19,5

Franco Rognoni in Officina

si propone d’indirizzare il visitatore a una riflessione sul varcare alcune frontiere che abbiamo dentro di noi, che a volte temiamo o ne veniamo attratti. La “frontiera” come soglia verso l’individuo più autentico.

Grenzϋberschreitungen: questo concetto in verità è gia stato scritto, a proposito di Hermann Hesse. Se l’abbiamo ripreso, è per dimostrare senza tante parole che la pittura/scrittura di Franco Rognoni corrisponde appunto a un pensiero e, come tale, fa pensare.

In Officina assistiamo, nelle “carte”, al progresso dei discours di Rognoni, partecipiamo al parto dell’artista. Ci sono poi le “non carte”: opere definite, dove ciò che era in nuce si è compiutamente espresso, ma non si è negato.

Nuces relinquere, oggi “smettere di giocare alle noci” ovvero non essere più bambini, rimane così contraddetto: visibile e intelligibile, nell’arte di Franco Rognoni, permangono “in officina”.
Niente di memorabile, se non la luna in cielo.
 
                                   Angelo Franco Aschei

Franco Rognoni

Periferia - 1972, olio su tela, 38x46

Mio marito Franco Rognoni

Avere sedici anni, incontrare un artista e intuire in modo assolutamente misterioso che lo è davvero è una delle esperienze più straordinarie che possano capitare nella vita.
Ho conosciuto Franco Rognoni nell’estate del ’36: in ottobre facevo il mio ingresso al Liceo Parini di Milano.
Abitavo in via Principe Umberto (ora via Turati) e Franco ventitreenne frequentava la Scuola d’Arte del Castello che credo avesse sede in qualche aula del vecchio Politecnico in piazza Cavour. Da allora gli sono stata vicina (salvo qualche periodo d’interruzione dovuto alla guerra e agli sfollamenti) per sessantatre anni e posso dire di essere stata ora testimone, ora confidente, dei suoi mutamenti psicologici, a seconda di come si alternavano gli alti e i bassi determinati dalle gioie e dagli sconforti della ricerca artistica.
Gli sono debitrice non solo della mia formazione culturale per ciò che concerne l’arte contemporanea, ma anche della mia maturazione libertaria e democratica. Da lui ho appreso tutto ciò che non si studia a scuola ma devo dire che il suo insegnamento passava per la grazia e la finezza della sua sensibilità.
Insieme abbiamo frequentato le gallerie d’arte (ricordo II Milione, la Barbaroux, l’Annunciata…), insieme, denaro permettendolo, abbiamo gioito ai concerti, ma soprattutto, abbiamo percorso chilometri e chilometri a piedi da piazza Cavour a via Lamarmora e viceversa per poi ritrovarci, si può dire quotidianamente, ai nostri Giardini Pubblici, dove per ore e ore ci  scambiavamo letture, conversazione, pensieri, forse anche progetti che purtroppo la guerra avrebbe interrotti.
Alla fine del conflitto ci siamo banalmente (ah, la banalità del Bene!) sposati e non ci siamo mai lasciati.

        Mariuccia Noè Rognoni

                            Milano, 14 maggio 2003 in occasione della mostra "Franco Rognoni Interni/Esterni"
                            Rotonda della Besana 

Franco Rognoni

china e matita su carta - 27,5x19,5

•    mercoledì 29 marzo, ore 20, serata eccentrica:

            “E nei bicchieri muoiono altri giorni”
                        da Vittorio Sereni, Strada di Creva

            Vini del pittore: degustazione guidata da Mauro Beltramin
            Divinum, enoteca e golosità.


 vogliamo qui ringraziare tutti coloro che, finanziariamente ed emotivamente, hanno partecipato all’impresa “Franco Rognoni in officina”.
   


Franco Rognoni

La scienza partorisce la morte - 1961, olio su tela, 46x38

REGIONE INSUBRICA REGIONE MALCANTONE PROVINCIA DI VARESE COMUNE DI MAGLIASO CITTA' DI VARESE COMUNITA' MONTANA VALLI DEL LUINESE COMUNE DI MACCAGNO BANCA RAIFFEISEN DELLA MAGLIASINA L'ECO DEL VARESOTTO A CURA DI FLAVIA ZANETTI E ANGELO FRANCO ASCHEI

Via Cantonale 57 CH-6983 Magliaso (Lugano)
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