----------------------------------------------------------------------comunicato stampa

mostra di fotografie

di Luciano Saporito

"le sculture del dolore, oltre il dolore"
40 fotografie del cimitero "monumentale" di Milano - 1995/1996

Inaugurazione: sabato 18 ottobre 2003 ore 16.00

presso OfficinaArte
di Magliaso/Lugano

Durata: 18 Ottobre 2003 - 15 Novembre 2003

orari:Mercoledì 15-18/20-22
Sabato e Domenica 15-18
e anche per appuntamento telefonando ai numeri:
+41/(0)91/6064602 - (0039)/335/6708501

Flavia Zanetti
Via Cantonale, 57 CH-6983 Magliaso
tel. e fax +41(0)91/6064602
mail: Info@officina-arte-ch - web: www.officina-arte-ch

per maggiori informazioni sull'autore:

www.fotografiaitaliana.it

www.italianphotography.com


"le sculture del dolore, oltre il dolore"
40 fotografie del cimitero "monumentale" di Milano, 1995/1996

Innanzitutto grazie a quegli artisti, scultori e architetti, che hanno "operato ispirati" all'interno del cimitero "monumentale" di Milano, che io con questo mio lavoro ho umilmente inteso "interpretare".
Un grazie a coloro che hanno reso possibile questo evento, e in particolare a Flavia Zanetti, che ci ha creduto fin dall'inizio…
Un grazie a Gianluigi Bellei e a mia moglie Aga Miglionico che ne hanno scritto sul catalogo "IN - COSCIENZA"…
Un grazie particolare all'amico e poeta Elio Coriano che ha scritto le belle poesie qui esposte, ispirandosi ai lavori della mostra stessa…
Due parole sui lavori esposti:
Era l'anno 1995 quando iniziai a "frequentare" il cimitero monumentale di Milano, appunto. Le mie "visite" si sono protratte fino al 1996, inizialmente ci andavo senza macchina fotografica, poiché nessun progetto "fotografico" era stato da me previsto…
Queste visite/incontro con l'altra dimensione, sono state per me momenti di vera e propria "meditazione" sui valori della vita e della morte, della bellezza e dell'arte, in un'atmosfera di "quiete" e di "ordine", di silenzio avvolgente e strano soprattutto se confrontato al "caos" della metropoli appena fuori…
A tratti le visite sono state faticose e tristi… Soprattutto quando sentivo nell'anno 1997, come molto vicino il momento della dipartita della mia cara mamma, già allora molto malata… La fotografia e le visite nei luoghi della morte mi hanno aiutato ad affrontare e in parte a sublimare questo mio dolore…
In questo senso cercavo di prepararmi a quel doloroso momento… Paradossalmente accanto alla sofferenza e alla morte "lì" c'é tanta bellezza e umanità… E con la macchina fotografica che mi aiutava a "frequentare" il luogo, la catturavo, la interiorizzavo, e tutto ciò mi faceva bene…
In questo senso mi pare di aver letto che in oriente anticamente, che in alcune culture, usava accompagnare i giovani negli obitori per far capire loro il senso della vita e dell morte, appunto…

Dedico questa mostra a mia madre, che sicuramente buona e giusta come è stata in vita, ora si trova oltre il dolore…

Milano, 2003
Luciano Saporito


Luciano Saporito
"le sculture del dolore, oltre il dolore"
40 fotografie del cimitero "monumentale" di Milano, 1995/1996

La macchina fotografica è lo strumento che gli consente di attingere ai valori formali e ai significati della realtà che egli percepisce, operando una sintesi, sempre immerso nello "stupore" e quasi "ipnotizzato" dal fascino di un momento anche irripetibile, sempre intensamente vissuto...
La sua attività fotografica è ormai più che trentennale.
Luciano Saporito inizia infatti a fotografare giovanissimo: tredicenne.
A quattro, cinque anni però, ci racconta, già giocava ad inquadrare e a "fotografare" le cose con una vecchia macchina fotografica ma senza pellicola, che sua madre gli ha amabilmente conservata, e che egli custodisce gelosamente, quasi fosse un amuleto...
Egli ha realizzato centinaia di "scatti", sempre liberamente; molti a Milano, città dove il fotografo nasce nel 1956, e dove tuttora vive, sia durante i diversi viaggi effettuati in paesi anche lontani.
Egli ha sempre saputo realizzare immagini "sue" e quasi mai retoriche, sia incontrando il piccolo, per esempio un particolare, che la vastità di un paesaggio americano; cimentandosi in pratica con quasi tutti i generi fotografici.

Aga Miglionico,
su catalogo "in-coscienza" - OfficinaArte - 2002


Luciano Saporito
"le sculture del dolore, oltre il dolore"
40 fotografie del cimitero "monumentale" di Milano, 1995/1996

La fotografia rappresenta, schematizzando, quella che fu la storia dell'incisione.
Questa è nata come fonte documentaristica per riprodurre, su rame o su legno, le immagini da divulgare in più copie. In seguito l'incisione di traduzione si fa arte inventiva per dare vita all'estro dell'artista. Parallelamente, secoli dopo, la fotografia, da momento di visualizzazione della realtà, scopre le possibilità insite nella tecnica per cambiare e modificare l'immagine visuale oggettiva.
Luciano Saporito interviene così, dando corpo ed anima altri, all'emulsione standardizzata. E lo fa con una sorta di nostalgico andirivieni, macchiando, sporcando il colore e ciò che gli sta attorno. La volontà di intervento diviene così una sorta di processo interiore nel quale leggere lo stratificarsi della memoria all'interno del rappresentato.
Il volto - tratto in questo caso specifico da un bronzo del cimitero monumentale di Milano ci racconta il silenzio assorto, gli occhi distanti, la perfezione dei lineamenti, di una vita non più presente eppure sempre, nel suo languore, vicina. Saporito lo incornicia entro una linea corrosa e fluida, incerta nella sua non appartenenza, sovrapponendogli i segni del tempo e dell'indecifrabilità per donargli quell’ aura di mistero che aleggia nella presenza del vuoto.
Il suo intervento ci restituisce il corpo ma ne modifica l'animo, quasi a voler stigmatizzare il tempo che vola e che rimane nell'essenza di una bellezza ove questo non ha limiti ma solo movimento, fra ieri ed oggi, speranze e delusioni, presenze e ricordi.
Ed allora ciò che si guarda non è più quello che è, bensì quello che noi vogliamo che sia, letto attraverso gli occhi di un fotografo che interviene sulla realtà per modificarla.
Nasce a Milano nel 1956. Professionista atipico della fotografia milanese. Ha collaborato con importanti case editrici e testate, realizzando numerosi still life, creativi e personali, spesso utilizzati per copertine, principalmente nel settore della bellezza femminile.
Docente di fotografia, fotografo free lance, art director e progettista di siti web. E' stato già nel 1995 ideatore del sito internet Photographer's Gallery.
Numerose personali e collettive in Svizzera, Italia e altrove.
Suoi lavori sono visibili al sito www.italianphotography.com
Vive e lavora a Milano.

Gianluigi Bellei
su catalogo "in-coscienza" - OfficinaArte - 2002


"sulla fotografia"

La fotografia dal mio punto di vista è soprattutto silenzio... Anche se in effetti essa, paradossalmente, ci parla attraverso la parola in quanto "pensiero".
lo amo la fotografia anche perché in questa nostra "civiltà" contemporanea dove tutto o quasi è urlato, essa ci propone una dimensione priva di suono/rumore, ci offre l'opportunità di vivere la dimensione del silenzio. Personalmente mi aiuta a rilassarmi, a fermarmi, in questa esistenza a tratti veloce e convulsa.
A differenza del cinema, altra arte visiva, dove i fotogrammi/immagine formando una sequenza ininterrotta di stimoli nel tempo, ti agganciano, e non ti lasciano spaziare, fluttuare; la fotografia ti rende libero, o quasi, se possiedi una certa abitudine alla fruizione/lettura della fotografia stessa, di pensare autonomamente e con i tuoi tempi, e quindi ti permette di essere in un certo senso più autentico...
La fotografia (sommata anche al sonoro), quando diventa spot pubblicitario, talvolta ti manipola e ti violenta, anche a livello subliminale... Imponendoti un preciso significato/messaggio. (per es. un' invito all'acquisto…).
La Fotografia (quella con la "F" maiuscola), per me è anche un atto contemplativo, una dimensione quasi mistica...
In definitiva siamo esseri percettivi. Attraverso i sensi (e la mente che elabora e sintetizza i dati della nostra percezione), facciamo esperienza del mondo esterno di cui siamo noi stessi parte costitutiva, attori e spettatori al tempo stesso...
A me piace fare/guardare una "buona" fotografia, soprattutto perché questa mi lascia il tempo di rielaborare attraverso il mio pensiero, e anche attraverso il meccanismo delle libere associazioni, il mio vissuto unico e personale...
Il rischio di una fotografia superficiale, meccanica, da "turista", è quello di non vivere da un lato in maniera diretta e personale l'istante "attuale", rinviando a un "dopo" la visione/fruizione della realtà che diventa allora surrogato/non reale.
Io amo fare fotografie, liberamente, quasi in uno stato di sospensione e assenza di pensiero, (lo faccio da più di trent'anni), anche perché così facendo, concentrandomi liberamente, distaccatamente, su i miei soggetti preferiti, riesco ad interiorizzarli massimamente, e ho anche la pretesa forse illusoria di "salvarli" nel mio catalogo personale del vissuto e delle cose "belle", e ne scopro al tempo stesso la loro magia e unicità attraverso uno dei pochi gesti innocenti e non distruttivi qual è quello di premere il pulsante di scatto...
L' accostarsi alla bellezza di cui parlo, il "farla", molto spesso è un' operazione quasi disperata, che è resa possibile solo dal fatto che lo strumento, la macchina fotografica e gli obbiettivi, consentono di operare scelte di campo e selezioni, di isolare frammenti di realtà, poiché, oggi giorno è sempre più difficile, almeno per me, trovare armonia nel generale, nel vasto... Devo limitare il mio sguardo per non incontrare la bruttezza il degrado, per es. di certe periferie urbane o zone industriali, di certe spiagge piene di rifiuti, dì certe coste brutalmente cementificate, di certi visi e corpi stereotipati...
Allora bisogna anche fotografare con spirito giocoso e al tempo stesso mettersi in gioco…
Cerco di conservare i momenti vissuti anche attraverso la fotografia, anche per poter ricordare, un giorno, il percorso vissuto della mia esistenza personale e poterlo condividere con chi mi è caro…
La fotografia è per sua natura ancorata alla "realtà", anche se non è in assoluto oggettiva, anzi tutt’ altro, in effetti cela un punto di vista sempre soggettivo e "parziale"...
Si vorrebbe con essa fermare (anche con l'utilizzo di tempi di otturazione molto veloci), ciò che in realtà è in continuo movimento ed evoluzione (talvolta in involuzione, come quando per esempio, la terra, il paesaggio, gli stessi corpi umani, naturalmente belli, vengono deturpati, saccheggiati, manipolati, resi grotteschi). Ecco perché talvolta io uso tempi di otturazione molto lenti, che mi consentono di registrare, in un certo qual senso, la caratteristica peculiare di questo nostro mondo materiale e psichico, che è il divenire… L' instabilità, la precarietà, che sono la "legge" della natura e della vita e della vita umana in particolare...
Nel passato ho avuto perfino la necessità di introdurre elementi di movimento e dinamicità, evidenti, nelle mie fotografie, letteralmente muovendo gli oggetti e la scena, attraverso movimenti comunque ordinati, "armonici", della fotocamera, sempre per aderire alla mia visione della realtà/interiorità/cambiamento...
La fotografia è anche nostalgia, come quando guardiamo le immagini dei nostri cari defunti... O partecipazione al dolore di altri come in certi reportages provenienti da zone di guerra. E qui la cifra della fotografia è la presenza/assenza e la documentazione della tragedia umana: la guerra...
Ripeto la fotografia per me è silenzio; è soprattutto quiete (non parlo di quel genere di fotografia che a tutti i costi vuole sorprendere, impressionare e che a me personalmente non fa bene, perchè m'inquieta). E' fare l'esperienza di "fermare", anche solo per un instante, quel logorante e continuo dialogo interiore, che giudica e discrimina...
Ritengo che sia particolarmente utile imparare a farla, a conoscerla a leggerla, al di là di condizionamenti consumistici che la rendono economicamente troppo costosa.
Anche con modeste macchine fotografiche semplici ed economiche, infatti si possono fare buone fotografie sia per se stessi che per gli altri... Forse può essere anche terapeutico imparare ad apprezzarla, gustarla... Aiuta a sviluppare la calma, l'analisi, la sintesi, a sperimentare la dimensione del silenzio e il piacere di vivere proprio in questo mondo reale, contraddittorio: orribile e magico.
La fotografia per me è libertà di spaziare nelle dimensioni della mente, dell' immaginario e del personale, a partire però, necessariamente dai dati di realtà, dalla luce, dalla vita, dalla materia e dal suo carattere anche "Divino", in quanto bellezza, da un significato, da un segno...
La mia fotografia mi ha aiutato a farmi osservare meglio il mio/nostro mondo, con più attenzione e impegno. Ad alcuni potrà servire in quanto offrirà loro una visione altra dello stesso meraviglioso mondo che ancora abbiamo la fortuna di condividere...
Luciano Saporito, 2002.

www.italianphotography.com


A proposito di:
Luciano Saporito, fotografo.

Ciò che a mio parere soprattutto traspare dal vasto e articolato lavoro fotografico di Luciano Saporito, è il suo entusiasmo per tutto ciò che è "bellezza", da lui vista anche dove altri non saprebbero in molti casi scorgerla e/o immaginarla. Per es. nel suo lavoro dei 1997 "quattro caschi appesi ai chiodi"... (Comuni caschi da protezione, usati nei cantieri edili, della serie Abstract... ).
La "bellezza" egli la intende come "equilibrio" di forme e colori; essa è reale, ma al tempo stesso astratta, egli la "vede" e la percepisce da tante "angolazioni" personali diverse, anche interiori, comunque possibili...
La macchina fotografico è lo strumento che gli consente di attingere ai valori formali e ai
significati della realtà che egli percepisce, operando una sintesi, sempre immerso nello
stupore" e quasi "ipnotizzato" dal fascino di un momento anche irripetibile, sempre
intensamente vissuto
La sua attività fotografica è ormai più che trentennale.
Luciano Saporito inizia infatti e fotografare giovanissimo: tredicenne.
A quattro, cinque anni però, ci racconta, già giocava ad inquadrare e a "fotografare" le cose con una vecchia macchina fotografica ma senza pellicola, che sua madre gli ha amabilmente conservato, e che egli custodisce gelosamente, quasi fosse un feticcio...
Egli ha realizzato centinaia di "scatti", sempre liberamente; molti a Milano, città dove il fotografo nasce nel 1956, e dove tuttora vive, sia durante i diversi viaggi effettuati in paesi anche lontani.
Egli ha sempre saputo realizzare immagini "sue" e quasi mai retoriche, sia incontrando il piccolo, per es. un particolare, che la vastità di un paesaggio americano; cimentandosi in pratica con quasi tutti i generi fotografici.
In molti dei suoi più riusciti lavori traspare la suo simpatia e affinità, sia per i maestri dell'impressionismo che dell'astrattismo pittorico, più che per quelli della fotografia, da lui comunque ammirati, come: Ansel Adams, Mario e Giacomelli, ecc. Anche se, paradossalmente, molto "distanti" dal suo stile personale
Luciano Saporito sostiene infatti che " non s'inventa nulla, o poco", ma che piuttosto, si rielabora di continuo, creativamente, attingendo anche alle " fonti", alle tradizioni, e talvolta al lavoro di artisti che ci hanno preceduto e che amiamo molto...
Significativo, in questo senso, il suo bellissimo lavoro sul cimitero " monumentale" di Milano:
"le sculture del dolore, oltre il dolore", dove l'autore partendo anche proprio dal lavoro dei grandi scultori, che per il cimitero stesso hanno realizzato nel passato bellissime opere scultoree, ha saputo "reinventarle", inserendole nella contemporaneità dei proprio modo di vedere e dei proprio linguaggio estetico attuale...
Mi piace considerare, per concludere, come egli sappia proporci, attraverso il suo bellissimo e mai retorico lavoro, un'immagine fotografica per certi versi "semplice", quasi artigianale, e per questo forse "essenziale", ma anche veicolato con perizia tecnica attraverso l'uso sapiente, e non scontato e di maniera, di strumenti tecnologicamente avanzati quali: il computer e internet...
Egli è infatti stato tra i primi ad approcciare le nuove tecnologie digitali per l'immagine, ideatore già nel 1995 e per ultimo nel 2002, di bellissimi siti internet, dedicati alla
fotografia italiana, e non solo... www.italianphotography.com
Aga Miglionico, 2002